Case history di un’azienda “etica” – Parte 3
Scritto il March 4, 2010 da Filippo Postiglioni
In Marketing e business. Nessun commento
Nell’articolo precedente raccontavo una brutta esperienza in azienda. E’ la storia di un’azienda come tante altre in Italia, che non permette di crescere all’economia, alla qualità e soprattutto ai giovani; perchè ingessata e arrocata su abitudini preistoriche.
Per fortuna ha un lieto fine, perché nei momenti di difficoltà la trasparenza e la sincerità vincono sempre: la dignità personale non ha prezzo! E’ preferibile un lavoro di “basso profilo”, piuttosto che sentirsi umiliati ogni giorno e non veder riconosciuta la passione che si mette nel proprio lavoro.
Stavamo parlando dell’azienda che mi promise il rinnovo del contratto e dopo una settimana, senza apparente motivo, ritirò la proposta.
Incredulo nel ricevere un simile voltafaccia via e-mail e a pochi giorni da Natale, capii che il mio stimato titolare probabilmente non aveva nemmeno un briciolo di lealtà ed etica. Sconvolto da un cambio di rotta così repentino, risposi all’e-mail di disdetta del titolare:
Le mie perplessità, erano riflessioni che abbiamo sempre fatto assieme nel momento di un rinnovo contrattuale e come si usa fare in tutte le aziende tra un titolare e un dipendente quando c’è stima e volontà di continuare assieme un percorso.
Quindi le “perplessità negative” Sono state una sua percezione soggettiva per giustificare nuove scelte nei miei confronti ma che non corrisponde alla verità.La TESTIMONIANZA e’ nella mia e-mail dove accetto con entusiasmo la Sua proposta di Rinnovo contrattuale.- Lei Ha sempre sostenuto di lavorare con entusiasmo per continuare un rapporto continuativo.Questo ho fatto giorno dopo giorno.
- Ho Sempre riposto stima nell’Azienda, nei Suoi confronti e nei miei colleghi, ma La prego di trattarmi come un professionista e persona seria come sono riconosciuto all’esterno e da personalità e amici che abbiamo in comune.
La ringrazio e mi complimento PER LA COERENZA e COERRETTEZZA!
La risposta del titolare, ricevuta sempre via e-mail, fu esattamente questa:
Vale Quanto riportato nel mio ultimo messaggio
Riassumiamo i fatti:
- Il mio contratto scadeva comunque il 31 dicembre.
- L’azienda mi aveva proposto un prolungamento di altri 6 mesi e io avevo accettato in forma scritta (e-mail) appena una settimana prima della disdetta da parte dell’azienda.
- Dal punto di vista contrattuale, quindi, non sono stato licenziato!
A supporto di questo racconto, cito quanto espresso al titolare da una mia ex-collega.
Non mi spiego come il mio resp. Mktg qualificato può essere messo a scrivere e-mail, e poi mandato via da un giorno all’altro come l’ultimo dei facchini, senza nemmeno includere gli auguri di Natale nell’e-mail di licenziamento (ho avuto modo di leggere i botta risposta di e-mail, quindi riporto i fatti con cognizione di causa.
A parte tali prese di posizione; gli altri colleghi hanno preferito aggrapparsi unicamente al pensiero di tenersi ben saldo il posto di lavoro, e hanno evitato di esprimere al titolare dissenso per il suo comportamento nei confronti di uno di loro.
In fondo capisco tale atteggiamento: con un titolare del genere o sei con lui, zerbino inerte e silente, o vieni messo in condizioni di andartene. L’azienda è così brava che non licenzia nessuno, ricordate?!
E chi lavora da molto nella stessa azienda con un abbondante stipendio (giustificato o meno), mette da parte etica e amicizia per difendere la poltrona.
Ma in certi momenti, quando sei legato ai colleghi da anni di convivenza professionale che spesso si tramuta in (apparente) amicizia, ti aspetti un minimo di conforto, realismo e presa di posizione. Ti illudi che i tuoi colleghi, coi quali hai sudato giorno dopo giorno, manifestino dissenso per il torto che hai subito -e che potrebbero un giorno subire anche loro- e mettano da parte la solita comoda e imbarazzante leccaggine quotidiana verso il titolare.
Chi si pavoneggia come imprenditore modello con illustri associazioni umanitarie a livello mondiale, e nel frattempo mette in pratica comportamenti completamente non-etici come quello da me subìto, merita almeno l’appellativo di ipocrita.
Questo è forse ciò che rattrista di più, dato che l’unica altra cosa che ho perso è uno stipendio assolutamente inadeguato al ruolo e alle responsabilità che mi erano state affidate. Anche se di fronte ad un momento di difficoltà dell’azienda ero ben disposto a sopprimere momentaneamente le mie ambizioni, sogni e lauti stipendi.

Il futuro
Dal deserto che mi si era formato attorno -disoccupato e con pochi amici ed ex-colleghi a sostenermi- ho iniziato a ricostruire la mia vita professionale e mi sono presto reso conto che la vecchia azienda mi aveva anestetizzato: non riuscivo più a gioire delle piccole soddisfazioni lavorative, nè a trarre energia dagli errori, perchè qualsiasi cosa facessi e per quanto bene -o male- la facessi, l’azienda e il titolare in primis non ne tenevano conto se non con vane parole.
Già dai primi giorni dopo il “congedo”, ho ricominciato a emozionarmi per i nuovi progetti e a tornare partecipe del lavoro che tanto amo. Solo allora mi sono reso davvero conto di quanto “l’etica dell’apparenza” messa in atto nella vecchia azienda mi avesse prosciugato di ogni energia innovatrice.
Ora che sono anch’io imprenditore con all’attivo due aziende, circondato da professionisti preparati e motivati dal mio stesso entusiasmo, voglio ringraziare pubblicamente l’azienda e la persona che mi hanno svelato che per fare l’imprenditore “bisogna essere degli stronzi” e non rispettare gli altri.
Grazie a questi insegnamenti su cosa un imprenditore non dovrebbe mai fare, ora mi comporto esattamente all’opposto: gli errori di percorso nel mio business sono minimi, perchè tratto collaboratori e dipendenti con trasparenza e lealtà, da pari a pari.
La ricompensa è uno staff entusiasta, motivato e produttivo che dà il meglio ogni giorno.
Grazie alla disonestà che ho subìto, posso guardarmi allo specchio ogni giorno senza vergognarmi di appartenere anch’io alla categoria degli imprenditori, ma anzi andandone fiero.
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