Case history di un’azienda “etica” – Parte 1

Scritto il July 27, 2009 da Filippo Postiglioni
In Marketing e business. 1 Commento

licenziatoTratto da una storia vera.

Dopo anni di studio e gavetta in diversi ambiti professionali, giornate intere a girare per uffici ed aziende, inviato centinaia di curriculum via posta, fax ed e-mail; arrivò finalmente il tanto atteso giorno del colloquio di lavoro in un gruppo composto da 3 società. Il ruolo che corrispondeva “sulla carta” al mio profilo e alle mie aspettative!
Così, armato di tanto sano ottimismo, mi presentai al colloquio raggiante e sorridente più che mai.

Venni accolto addirittura dal presidente -che scoprirò poi essere anche l’amministratore delegato del gruppo e proprietario unico di una delle 3 società- il quale in maniera molto formale e con una grottesca esposizione teatrale, mi presentò in sintesi l’azienda,i suoi obiettivi, esigenze e strategie a medio termine.

Tutta la sua arte oratoria trovò la massima espressione man mano che presentava con infinita ricchezza di aggettivi l’etica e morale indiscutibile dell’azienda in plurale maiestatis con frasi del genere: “noi non abbiamo mai licenziato nessuno”,”noi ascoltiamo e cerchiamo di andare incontro alle esigenze di tutti”, “noi diamo priorità ai problemi dei nostri dipendenti.”
Tanti “noi” e tante parole piene di cuore che descrivevano quell’azienda come un ambiente di lavoro e un titolare da sogno!

Ma la nostra dignità vale più di un sogno?

Il tutto lasciava trasparire una buona dose di egocentrismo da parte del presidente, dato che praticamente non mi diede tempo neanche di presentarmi e parlare di me. Nonostante tutto la prima impressione fu più che positiva, e le mie aspirazioni, ambizioni e la voglia di fare erano così forti che tutti i miei pensieri erano concentrati nella speranza e nell’attesa di una seconda chiamata per confermarmi il buon esito del colloquio.

conduzione colloquioIl mio pensiero positivo fu premiato con altri due incontri, nel corso dei quali il presidente mi espresse l’esigenza dell’azienda in forte espansione di aprire nuovi mercati, e pertanto la necessità di delegare numerose attività all’ufficio marketing che andava completamente creato da zero.
Inoltre, mi diede finalmente l’opportunità di presentarmi per capire se il mio profilo sposasse la sua filosofia… sebbene ad un certo punto ebbi la sensazione che volesse carpire informazioni organizzative e strategiche piuttosto che verificare se la mia assunzione potesse essere il valore aggiunto che in quel momento era assolutamente necessario all’interno dell’azienda.

Cercai di cancellare dai miei pensieri eventuali supposizioni negative, in quanto vedevo in quella società una grossa opportunità per la mia crescita professionale e carriera di manager, e concentrai tutte le mie energie nella speranza di essere contattato per firmare il contratto.

Ebbene si!
Arrivò la chiamata per essere assunto con un ruolo dirigenziale di tutto rispetto: Responsabile marketing del mercato italiano e internazionale.
Nessuno può immaginare la mia gioia! La voglia di fare e di arrivare in ufficio il mattino non mi facevano dormire la notte! Il pensiero di lavorare direttamente con il presidente era entusiasmante e motivante in maniera indescrivibile!

troppo lavoroIl lavoro da fare era così imponente e importante che fin in da subito compresi la necessità di affiancarmi delle risorse e creare un team per far fronte a tutte le attività che crescevano di giorno in giorno. Nonostante la forte evoluzione dell’azienda in quel periodo -la media di un’assunzione al mese nonostante la crisi- l’incremento delle risorse per l’anno in corso non prevedevano assunzioni nel nuovo ufficio marketing.

Motivato dal timore di non concludere i miei obiettivi cercai e scovai all’interno dell’ufficio spedizioni una laureata in marketing relegata a incellofanare pacchetti e un’esperta di grafica nonché di comunicazione a impaginare manuali nell’ufficio tecnico.
Con il consenso dell’azienda, le due risorse furono assegnate al mio staff nel nuovo ufficio marketing e si rivelarono non solo altamente qualificate e preparate, ma anche ideali per un lavoro di squadra da un punto di vista interpersonale; tanto che riuscimmo a fare un lavoro oggettivamente di alta qualità.

Il feeling e l’armonia all’interno dello staff era talmente incredibile che nel corso dei quattro anni successivi portammo a termine tutti i progetti presentati nei tempi e nelle modalità previste. Fu creato da zero l’ufficio marketing, riorganizzato l’ufficio commerciale, la gestione di fiere, congressi, corsi e seminari; rifatto completamente “il vestito” all’azienda da un punto di vista di brand e comunicazione (corporate identity, mission e vision, sito, media, magazine).

lavoro precarioIl mio entusiasmo e la mia energia erano così forti che riuscivo a sostenere ritmi incessanti e interminabili, sino a 12 ore al giorno e oltre senza pausa pranzo, ma senza fatica.

Considerando la mia poca esperienza in quel ruolo di alto livello, consapevole di essere fortunato e di dovermi guadagnare la fiducia del presidente e della società; diedi poca importanza al riconoscimento economico e tipologia contrattuale. Infatti il presidente “prese la palla al balzo” e mi pagò i primi 3 mesi in ritenuta d’acconto a 5 euro l’ora per le 8 ore pattuite. Tutte le ore fatte in più, circa 2 al giorno, non furono mai riconosciute. Successivamente cominciò la trafila dei contratti a progetto.

Un giorno mi fermai così a lungo oltre l’orario di apertura degli uffici che mi chiusero dentro. Per puro caso tornò il presidente e quando feci inavvertitamente scattare l’allarme, mi scambiò per un ladro e rischiai che mi aggredisse.
Ma ogni giorno che passava continuavo a viverlo come una conquista per il mio curriculum e la mia crescita sia personale che professionale, in attesa di un contratto importante da parte dell’azienda e un avanzamento di carriera.

Le sorprese, come preannunciato, non mancarono.
Ma perché togliervi il gusto di leggerle nel prossimo post?

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  1. [...] September 1, 2009 | Filippo Postiglioni | Marketing e business | Nessun commento Share Tratto da una storia vera, iniziata qui. [...]

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