Dalla produzione alla vendita: quando il meccanismo s’inceppa
Scritto il March 13, 2009 da Francesca Urbinati
In Marketing e business. Nessun commento
Ho apprezzato questo post dell’Imprenditore, tanto che vorrei approfondirlo partendo da qui:
La nota positiva, per me, è che forse questa crisi farà capire a tutti di più che forse non tutti possiamo vendere fumo.
Che ricominceremo a trovare persone che hanno voglia di fare lavori umili, certo, ma in fondo continuativi. Ricominceremo a trovare italiane che accettano di fare le badanti o le donne di servizio. Ragazzi che capiscono che alla fine lavorare in fabbrica (nelle fabbriche moderne) non è così deplorevole. Che fare l’artigiano ha un suo contenuto e una sua dignità.
Tornerà, spero, la voglia di fare “cose” e non solo fumo.
Credo che la voglia di fare “cose” sia una delle componenti fondamentali che manca in Italia: ci siamo adagiati sui miti di Dante e Leonardo, sui successi di Ferrari e Barilla, e ci siamo dimenticati che bisogna continuare a coltivare l’eccellenza ogni giorno, tutti i giorni.
Limitarsi ad apporre ai nostri prodotti targhette Made in Italy o nascondersi dietro marchi di origine controllata non aumenta la qualità reale dei nostri prodotti, ma -forse- solo quella percepita.
I consumatori di oggi -e di domani- vogliono qualità palpabile, trasparenza e impegno reale. La pubblicità come la conosciamo morirà in breve tempo (forse in Italia resisterà un po’ di più, ma guardiamo alla globalizzazione).
Negli ultimi decenni abbiamo assistito prima ad un’ondata progressista, carica anche di cultura (chi si ricorda gli spot del Carosello che educavano sulla corretta pronuncia delle parole straniere?); poi a una fase di “intortamento” e pubblicità ingannevoli, di trasformazione del “cliente da conquistare” in “consumatore passivo da spremere”.
Oggi questi consumatori passivi si sono svegliati, e vogliono la rivincita. E se da una parte si cerca ancora di condizionare le nuove generazioni ad acquistare improbabili suonerie o a venerare lo shopping selvaggio, non si può arrestare un’evoluzione sociale e culturale che caratterizzerà la nostra epoca.
Gli anni del fumo sono finiti: se non si produce un buon prodotto, i clienti se ne andranno altrove e investiranno i loro risparmi in un prodotto alternativo e progettato con più attenzione alle loro esigenze.
Come mettere in pratica tutto ciò in una piccola-media impresa italiana?
- Amate e conoscete ciò che producete. Se necessario, prendetevi del tempo per aggiornarvi e informarvi.
- Se potete migliorare il prodotto, a costo di investirci risorse più o meno ingenti, fatelo e fatelo ora! Non lasciate che un concorrente lo faccia prima di voi, ritrovandosi a fine crisi con una solida posizione di mercato a scapito vostro!
- Fornite un buon contorno. Il prodotto in sè non basta più, dev’essere corredato da assistenza pre e post vendita. Coccolate e tranquillizzate i vostri clienti, sia B2B che B2C, con servizi su misura per loro.
- Semplificate i processi e riducete gli sprechi. Eliminate tutto il superfluo e i costi nascosti, dall’acqua che gocciola in bagno al complicatissimo listino prezzi che i clienti devono decifrare a fatica. Diventerete più veloci, flessibili e dinamici nel gestire ogni cliente, con sua e vostra soddisfazione.
L’eccellenza non è un fattore che si ottiene un tantum, ma una medaglia assegnata dal mercato di riferimento e che va meritata ogni giorno, tutti i giorni.
E anche le PMI, in quanto aziende, possono eccellere.

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