Responsabile marketing: un ruolo in via di estinzione
Scritto il February 25, 2009 da Filippo Postiglioni
In Marketing e business. Nessun commento
Il falegname costruisce mobili, il muratore case, il contadino coltiva la terra.
Ognuno di loro è esperto nel proprio mestiere e gli viene riconosciuta la sua professionalità, per la quale gli viene commissionato lavoro.
Eppure, parallelamente, il marketing manager vende prodotti per telefono, il grafico creativo compone modulistica, il commerciale gestisce le spedizioni, il magazziniere dirige l’azienda.
In questa confusione di mestieri vorrei cominciare un percorso a più puntate e nel modo più semplice possibile, per illustrare e conoscere il ruolo del responsabile marketing.
E’ importante fare chiarezza sulle sue mansioni e permettere a ogni lettore, attraverso i commenti, di raccontare il suo mestiere a chi non lo conosce o non lo vuole riconoscere.
Se il marketing per definizione è il processo che fa funzionare tutti i processi, chi è in realtà il marketing manager?
Nell’azienda moderna egli ricopre una funzione, non un’area, in quanto interagisce con tutte, e la sua funzione si colloca a diretto contatto col CdA o immediatamente sotto, per gestire e interagire con tutte le aree e i vari team dell’azienda.
Il responsabile marketing principalmente deve pianificare la sua attività in funzione del perseguimento della politica aziendale.
Tutte le professionalità vanno difese,riconosciute e rispettate nel ruolo che le compete all’interno dell’azienda.Solo questo giustifica studi e tanta gavetta per fare quello che si ama.
Non è accettabile ritrovarsi a ricoprire mansioni assolutamente lontane da quelle che si sono studiate, sognate, sperate e soprattutto per le quali si è stati assunti!
Oggi la giustificazione più frequente a questo comportamento è la crisi, e precisamente l’impiego di risorse in aree o in attività non di competenza per emergenza o per riduzione del personale.
Nulla di più falso, perchè la confusione dei mestieri è presente e persevera ormai da tempo. L’unica causa è l’ignoranza degli imprenditori che non conoscono le nuove figure professionali necessarie per il mercato competitivo di oggi, e la mancanza di volontà di comprendere la loro importanza anche per non pagare il giusto compenso.
Inoltre, le risorse esperte delle nuove materie economiche, creative e di comunicazione vengono assunte spesso e volentieri non per necessità ma perché “fa figo” (nella mia azienda ho un responsabile marketing, wow…) per poi impiegarle in altre aree perchè l’imprenditore non conosce le competenze di chi ha assunto, e lo riconduce inevitabilmente alle vecchie professioni.
Questo è ancor più grave!
Per chi deve fare esperienza o semplicemente per una crescita personale, l’esplorazione di nuovi mondi aziendali è necessaria, ma non è possibile accettare di veder confondere e mescolare come un minestrone la propria professionalità con altre e ritrovarsi a fare cose sempre diverse da quelle su cui ci si è preparati per anni.
Non è una favola quella di aver fatto un colloquio e, una volta assunto per ricoprire il ruolo di responsabuile marketing, ritrovarsi a lavorare in un call center di vendita telefonica.
Non è una barzelletta aver fatto una selezione durata una settimana come area manager per avere un’offerta di lavoro come area manager di bancone di un bar.
Non è una parodia quella di aver fatto una selezione di 2 giorni come aspirante funzionario Motta, che non erano le merendine, ma enciclopedie da vendere porta a porta.
L’imprenditore pretende qualità, professionalità. Ma non è lui il primo a sopprimerla?
Professionalità è sinonimo di qualità: a prescindere dai sofisticati ed accurati sistemi di lavoro di cui sono dotate le aziende, sono le persone che le compongono che rendono il tutto fattibile e fruibile.
Persone molto qualificate, scelte, selezionate per merito, abituate a lavorare in team e che si sottopongono volontariamente ad un continuo aggiornamento formativo.
Quante sono le aziende in Italia che incentivano con progetti ad alto valore aggiunto, dove a tutti è richiesto l’impegno per ricoprire ruoli di sempre maggiore responsabilità e competenza, ed ovviamente ad ognuno la giusta remunerazione?
Questo all’imprenditorie non è sempre chiaro. Pensa alla soluzione economica, ma di economico non esiste nulla.Dovrebbe pensare non a spendere meno, ma meglio!
Questa situazione non fa altro che demotivare e umiliare quotidinamente le nuove generazioni di professionisti che hanno investito ore di studio e di lavoro per raggiungere l’eccellenza -loro e dell’azienda in cui operano.
Continuano ad esistere università, corsi di formazione, master a costi improponibili e quant’altro; ma queste skill non vengono mai riconosciute nè moralmente nè economicamente da chi dirige le aziende o assume il personale.
Sui lavori di “bottega”, invece, non esistono sicuramente equivoci.
Alla prossima puntata!
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