Chi ha paura della creatività?
Scritto il December 22, 2008 da Francesca Urbinati
In Tecnologia e creatività. 1 Commento

Se scomponiamo il significato della parola creatività otteniamo la capacità di generare dal nulla, dove nulla in realtà sono frammenti di conoscenze già note.
Quindi può essere additato come creativo chiunque immagina soluzioni nuove a problemi esistenti, e che magari hanno già una loro soluzione più o meno efficace.
Sono creativi gli scienziati che inventano nuove metodologie, gli analisti che propongono nuove chiavi di lettura, ma anche gli operai che ragionano su come migliorare l’organizzazione del magazzino o le segretarie che si chiedono se ci sia un modo per non sommergere i clienti di fax…

I creativi sono dappertutto, siamo invasi!
I creativi sono gente pericolosa, che può sovvertire le certezze del piccolo mondo-azienda o della società stessa. Ma non dobbiamo dimenticare che persone come Galileo, Newton o Darwin sono stati fortemente discriminati… eppure oggi le loro teorie sono dati di fatto, e viviamo meglio grazie ad esse.
In tutte le aziende si nascondono dei creativi, persone propense al cambiamento, all’innovazione, al miglioramento. In sostanza, all’evoluzione dell’azienda, così come in un quadro più ampio il genere umano si evolve grazie alle nuove idee e alla loro applicazione.
Purtroppo le aziende italiane tendono a chiudersi nei loro dogmi vecchi di vent’anni (quando va bene), concentrandosi su sè stesse e rifiutando di confrontarsi col mondo esterno e i suoi inevitabili cambiamenti.
I creativi non vengono considerati il volano che spinge l’azienda verso l’innovazione, ma seccatori ficcanaso che alzano i tappeti e mettono in luce problemi scomodi, inefficienza e disorganizzazione.
Si parla tanto di crisi, ma è inutile nascondersi dietro un dito:
- Quanti imprenditori si affidano per le decisioni cruciali a manager e creativi professionisti, piuttosto che ai propri amici e familiari?
- E quanti familiari hanno il distacco e l’obiettività necessaria per affermare senza mezzi termini che “papà non sta facendo un buon lavoro perchè non ha una gestione aperta al cambiamento”?
- Quanti imprenditori si sono “fatti sul campo”, spesso senza perseguire studi approfonditi, e continuano a lavorare e a dirigere l’azienda nello stesso identico modo di quando hanno cominciato, mentre la società e i mercati si evolvono attorno a loro?
- E quanti imprenditori danno spazio e valorizzano lo spirito d’iniziativa dei dipendenti, permettendo loro di nutrire l’azienda con la linfa vitale della creatività?
Cari titolari d’azienda… non crediate che queste domande non vi riguardino, perchè molto probabilmente ricadete in almeno una di queste categorie.
Il nostro Paese è costellato di aziende medio-piccole, guidate dai “parenti del capo” -che quindi spesso non sono lì per meriti oggettivi- e chiuse ad ogni cambiamento. Non stupiamoci quindi se la crisi colpirà forte: sopravviveranno solo le aziende che sapranno affidarsi agli innovatori e avranno fiducia nella professionlità e nell’inventiva altrui.
La ricetta per superare brillantemente la crisi esiste, ed è nelle menti di creativi, professionisti e innovatori. Scommettere su di loro non significa “perdere il controllo”, ma proiettarsi nel futuro.
Potrebbero interessarti anche
Comments (1)
![[del.icio.us]](http://blog.kobracrea.com/wp-content/plugins/bookmarkify/delicious.png)
![[Facebook]](http://blog.kobracrea.com/wp-content/plugins/bookmarkify/facebook.png)
![[Google]](http://blog.kobracrea.com/wp-content/plugins/bookmarkify/google.png)
![[LinkedIn]](http://blog.kobracrea.com/wp-content/plugins/bookmarkify/linkedin.png)
![[Twitter]](http://blog.kobracrea.com/wp-content/plugins/bookmarkify/twitter.png)
![[Windows Live]](http://blog.kobracrea.com/wp-content/plugins/bookmarkify/windowslive.png)
![[Yahoo!]](http://blog.kobracrea.com/wp-content/plugins/bookmarkify/yahoo.png)



[...] ad investire sull’innovazione, che è fatta non solo di soluzioni e strumenti, ma anche di menti creative che sono le prime a essere licenziate in questo [...]